La lettura de Gli anni perduti mi ha portata a continuare, con il volume delle opere di Brancati in mano, per rileggere il romanzo che segue, Don Giovanni in Sicilia. Rilettura che ho fatto, appunto, con una maggior conoscenza di Catania e dei catanesi.
Ritengo che l'ultimo capitolo di Don Giovanni in Sicilia sia una delle più belle e perfette conclusioni di romanzo; memorabile (e intendo dire appunto che la ricordavo chiaramente, io che del resto del libro, con la mia memoria labile, non rammentavo molto) e tangibile, per la concretezza di oggetti e sensazioni tattili che circondano il personaggio e il lettore, chiude perfettamente il cerchio aureo del romanzo.
29 dicembre 2011
23 dicembre 2011
Gli anni perduti
Brancati è forse per me l'autore perfetto: abbastanza lontano nel tempo e nello spazio, e nel suo essere un autore dal punto di vista interamente e completamente maschile (potremmo dire che è l'esatto opposto di Jane Austen: entrambi esempio di una società basata sulla rigida separazione dei sessi); e al tempo stesso, per tanti motivi, Brancati è vicinissimo alle persone che ho amato e amo con i legami più stretti, e quindi a me.
20 dicembre 2011
Il grande Gatsby
Il grande Gatsby lo leggerò, lo rileggerò, lo riascolterò. Tante volte, credo. Quel che resta di più è forse questa grande casa, rumorosa e silenziosa, con i libri nella meravigliosa biblioteca… i libri che sono l'unico vero contatto che si stabilisca tra un uomo e l'altro in modo duraturo, se di tanti uomini che la affollavano, l'unico che tornerà alla fine è proprio quello che era entrato nella biblioteca.
Ho iniziato l'ascolto del Grande Gatsby prima di vedere Midnight in Paris, dove Francis Scott Fitzgerald è tra i primi personaggi a presentarsi al protagonista. Mi sa che si è presentato anche a me, e che di lui non mi libererò tanto facilmente…
12 dicembre 2011
Tragedia a Oxford
Soffro pochissimo di dejà vu, ma mi capita a volte di avere un'impressione di dejà lu. È quel che mi è capitato con i primi tre capitoli di Tragedia a Oxford di John Cecil Masterman, che pure l'editore presenta come inedito in italiano, e tale in effetti risulta da una ricerca sull'Opac del Servizio Bibliotecario Nazionale. L'avrò letto in sogno? Possibile. In inglese? Non mi pare. Ci sarà un altro giallo che inizia in modo preoccupantemente simile? Possibile anche questo, ma… quale tra i tanti che ogni anno leggo?
La sensazione è comunque svanita presto, nella lettura veloce di un giallo "classico" inglese, di quella serie che al villaggio sostituisce un particolare tipo di habitat, quello universitario (in questo caso Oxford): un mondo dove ai cottage si sostituisce una gigantesca turris eburnea, descritta dal narratore, il professor Winn, tipico esempio dell'isolamento dello studioso, del suo attaccarsi da un lato ai privilegi di quest'isolamento, dall'altro ad ogni segno di umanità che vi si appare e si mostra (la pagina che descrive la sua attesa di una mano che bussa alla sua porta, e di come dal bussare cerchi di capire il carattere di chi giunge, ne è un esempio lampante). Bellissima quindi la scelta di una finestra gotica ad illustrare la copertina, per rendere insieme la bellezza e la freddezza di questo mondo intellettuale.
E non è un caso se l'investigatore è un esterno, un professore viennese che viene a portare calore e umanità in questo mondo di solitudini.
La sensazione è comunque svanita presto, nella lettura veloce di un giallo "classico" inglese, di quella serie che al villaggio sostituisce un particolare tipo di habitat, quello universitario (in questo caso Oxford): un mondo dove ai cottage si sostituisce una gigantesca turris eburnea, descritta dal narratore, il professor Winn, tipico esempio dell'isolamento dello studioso, del suo attaccarsi da un lato ai privilegi di quest'isolamento, dall'altro ad ogni segno di umanità che vi si appare e si mostra (la pagina che descrive la sua attesa di una mano che bussa alla sua porta, e di come dal bussare cerchi di capire il carattere di chi giunge, ne è un esempio lampante). Bellissima quindi la scelta di una finestra gotica ad illustrare la copertina, per rendere insieme la bellezza e la freddezza di questo mondo intellettuale.
E non è un caso se l'investigatore è un esterno, un professore viennese che viene a portare calore e umanità in questo mondo di solitudini.
6 dicembre 2011
Agatha Raisin e la giardiniera invasata
Tra le tante avventure seriali "gialle" quelle di Agatha Raisin sono, nel corso dell'ultimo anno, tra le più divertenti e appassionanti. L'allusione al giallo classico inglese è evidente dalla scelta dell'ambientazione in un villaggio con feste di beneficenza, gare di cucina e giardinaggio, pastore e moglie del pastore, ma anche dal nome della protagonista: Agatha come la grande Christie, Raisin cioè con un nome di frutta in francese, così come il cognome del personaggio della Christie, Poirot, alludeva al poireau, cioè al porro.
Dopo la quiche letale e il veterinario crudele, la nostra Agatha, che è una donna cinica e arrivista ma anche sentimentale e ingenua, deve affrontare il problema della giardiniera invasata.
Già parlando di Il libro di Miss Buncle avevo confessato la mia predilezione per la casa editrice Astoria: ora la confermo, e mi metto in attesa di nuovi libri, per esempio Britannia Mews, annunciato tra le prossime uscite. E ovviamente, voracemente, delle avventure della nostra Agatha.
Dopo la quiche letale e il veterinario crudele, la nostra Agatha, che è una donna cinica e arrivista ma anche sentimentale e ingenua, deve affrontare il problema della giardiniera invasata.
Già parlando di Il libro di Miss Buncle avevo confessato la mia predilezione per la casa editrice Astoria: ora la confermo, e mi metto in attesa di nuovi libri, per esempio Britannia Mews, annunciato tra le prossime uscite. E ovviamente, voracemente, delle avventure della nostra Agatha.
Fine della trasmissione
Per dovere di cronaca non posso non inserire anche questo Giallo Mondadori, ma è stata veramente una lettura "riempitivo". Un giallo senza nulla di eccezionale, con tanti colpi di scena, ma di quel genere tipicamente americano, con molti personaggi stereotipati e poche celluline grigie. Anche rispetto a La vittima è in incognito è meno interessante e riuscito, dato che del mondo della radio fa vedere davvero molto poco. Tra l'altro quando l'eroe è una bella ragazza la tensione nel momento in cui è sola con l'assassino è maggiore che quando il protagonista investigatore o altro (in questo caso fotografo) sta per beccarsi un colpo in testa… Misteri delle differenze di genere nei generi letterari.
22 novembre 2011
Cacciatori di teste
Per ora è un momento di stress, e quindi tanti gialli. Questo è di un autore che è tra i migliori dell'Inghilterra attuale, spesso allo stesso livello di Ruth Rendell o P. D. James. Cacciatori di teste non è particolarmente riuscito, anche perché privo di quei riferimenti letterari che impreziosiscono altri suoi lavori, ma è comunque un intrigo complesso, con al centro delle indagini un quartetto di personaggi interessanti e ben ritratti.
14 novembre 2011
Il Sospiro
Il Sospiro di Marjane Satrapi è una deliziosa favola, una versione un po' moderna, un po' orientale del filone al quale appartengono sia la storia di Amore e Psiche che quella della Bella e la Bestia.
Delizioso il linguaggio, e incantevoli i disegni della Satrapi. Non si possono non ammirare le due sorelle della protagonista, finemente caratterizzate uscendo dallo stereotipo delle sorellastre cattive: una brutta, l'altra malata, ma mai malevole. E l'eroina, anch'essa con un elemento "nuovo" e rivoluzionario rispetto alle principessine bionde o brune: con lucenti capelli rossi, così come rossa è la copertina del libro. E ci voleva, dopo ben due libri consecutivi dalla copertina gialla nei post precedenti (Due storie sporche e Il nostro segreto)!
Direi che questo potrebbe essere un ottimo regalo di Natale per grandi e piccini.
Delizioso il linguaggio, e incantevoli i disegni della Satrapi. Non si possono non ammirare le due sorelle della protagonista, finemente caratterizzate uscendo dallo stereotipo delle sorellastre cattive: una brutta, l'altra malata, ma mai malevole. E l'eroina, anch'essa con un elemento "nuovo" e rivoluzionario rispetto alle principessine bionde o brune: con lucenti capelli rossi, così come rossa è la copertina del libro. E ci voleva, dopo ben due libri consecutivi dalla copertina gialla nei post precedenti (Due storie sporche e Il nostro segreto)!
Direi che questo potrebbe essere un ottimo regalo di Natale per grandi e piccini.
8 novembre 2011
Due storie sporche
La traduzione italiana delle due novelle di Alan Bennett riesce efficacemente a condensare titolo e sottotitolo dell'originale in una sola frase. Smut, cioè "sporcizia", sarebbe infatti il titolo, mentre two unseemly stories ("due storie sconvenienti") è il sottotitolo. La sporcizia fa riferimento sia allo "sporco" in senso morale, che alla materiale sporcizia (non a caso il primo racconto si apre con problemi intestinali e di prostata… non dico altro). Ma la sporcizia legata agli aspetti pornografici e voyeuristici è, per la protagonista di Mrs Donaldson ringiovanisce, una vera e propria liberazione da una vita squallida e, soprattutto, vuota, soprattutto una vita subita in cui la fantasia le permette di inserire le proprie esigenze, di raccontare la propria storia fingendo di raccontare storie altrui. Che è, in fondo, l'esigenza di ogni attore, di ogni autore, di ogni artista.
Mrs Forbes in Mrs Forbes non deve sapere è al centro dell'intreccio in modo diverso. Lo è non tanto in termini di attenzione, quanto perché, come spesso nella vita e quindi in letteratura, "la colpa è tutta della mamma" (mia madre sa di cosa parlo). Ma, in fondo in fondo, di tutti gli uomini della storia, è proprio suo figlio Graham quello che se la cava meglio… o no?
Bennett sa mischiare il quotidiano e l'inatteso, portando alle estreme conseguenze i mille paradossi della società che accettiamo ciecamente, senza nemmeno rendercene conto. Ecco, Bennett, fin dai tempi di Nudi e crudi, ci apre gli occhi in modo irriverente ma garbato. Inglese, insomma.
Mrs Forbes in Mrs Forbes non deve sapere è al centro dell'intreccio in modo diverso. Lo è non tanto in termini di attenzione, quanto perché, come spesso nella vita e quindi in letteratura, "la colpa è tutta della mamma" (mia madre sa di cosa parlo). Ma, in fondo in fondo, di tutti gli uomini della storia, è proprio suo figlio Graham quello che se la cava meglio… o no?
Bennett sa mischiare il quotidiano e l'inatteso, portando alle estreme conseguenze i mille paradossi della società che accettiamo ciecamente, senza nemmeno rendercene conto. Ecco, Bennett, fin dai tempi di Nudi e crudi, ci apre gli occhi in modo irriverente ma garbato. Inglese, insomma.
7 novembre 2011
Il nostro segreto
Carlene Thompson è una droga potente: i suoi libri hanno più suspense dei gialli di Mignon G. Eberhart, che ne è in modo evidente la maestra.
Come nei gialli di Mignon G. Eberhart, l'eroina è sola, in quell'ambiente tra urbano e rurale tipicamente americano (in questo forse la Eberhart cerca una maggiore varietà, mentre la Thompson rimane strettamente legata al mondo che conosce e in cui vive). La costruzione della tensione, l'attenzione ad un mondo tipicamente femminile, in cui la preparazione del Natale è un elemento catalizzatore del dramma (con il contrasto tra lo squallore dell'omicidio e l'atmosfera delle feste, legata di solito al ricordo dell'infanzia o comunque di un passato felice): tutti questi elementi passano dall'una all'altra. Se si può fare un appunto, entrambe sono caratterizzate anche da una certa intercambiabilità delle trame (costruite sempre con gli stessi elementi, ma montati ogni volta in modo differente, e conditi in salse diverse). Ancora più bizzarro è il fatto che quest'ultimo libro della Thompson si mostra anacronistico nel descrivere gli abiti dei protagonisti, tutti al di sotto dei trent'anni e dotati di cellulare, ma inappuntabilmente vestiti, già a diciott'anni, con cravatte, golfini azzurri in pendant con la gonna blu e filo di perle. Un anacronismo che è presente negli ultimi romanzi della Eberhart, quando si sforza di "modernizzarsi" senza riuscirci più di tanto, ma che stupisce in un'autrice giovane come la Thompson.
Ciò detto, la Thompson accentua l'elemento della suspense in modo netto, e la scena iniziale del romanzo, con il primo incontro tra la protagonista e una misteriosa figura incappucciata, è veramente terrificante. Avvertimento importante: non leggete la Thompson se siete sole in casa. Non la comprate nemmeno, perché se l'avete in casa la leggerete (stavo per scrivere "la mangerete", perché ha un potere di richiamo pari ad una tavoletta di cioccolato) e vi ritroverete immobilizzate sul divano, a tendere l'orecchio ad ogni scricchiolio lontano…
Come nei gialli di Mignon G. Eberhart, l'eroina è sola, in quell'ambiente tra urbano e rurale tipicamente americano (in questo forse la Eberhart cerca una maggiore varietà, mentre la Thompson rimane strettamente legata al mondo che conosce e in cui vive). La costruzione della tensione, l'attenzione ad un mondo tipicamente femminile, in cui la preparazione del Natale è un elemento catalizzatore del dramma (con il contrasto tra lo squallore dell'omicidio e l'atmosfera delle feste, legata di solito al ricordo dell'infanzia o comunque di un passato felice): tutti questi elementi passano dall'una all'altra. Se si può fare un appunto, entrambe sono caratterizzate anche da una certa intercambiabilità delle trame (costruite sempre con gli stessi elementi, ma montati ogni volta in modo differente, e conditi in salse diverse). Ancora più bizzarro è il fatto che quest'ultimo libro della Thompson si mostra anacronistico nel descrivere gli abiti dei protagonisti, tutti al di sotto dei trent'anni e dotati di cellulare, ma inappuntabilmente vestiti, già a diciott'anni, con cravatte, golfini azzurri in pendant con la gonna blu e filo di perle. Un anacronismo che è presente negli ultimi romanzi della Eberhart, quando si sforza di "modernizzarsi" senza riuscirci più di tanto, ma che stupisce in un'autrice giovane come la Thompson.
Ciò detto, la Thompson accentua l'elemento della suspense in modo netto, e la scena iniziale del romanzo, con il primo incontro tra la protagonista e una misteriosa figura incappucciata, è veramente terrificante. Avvertimento importante: non leggete la Thompson se siete sole in casa. Non la comprate nemmeno, perché se l'avete in casa la leggerete (stavo per scrivere "la mangerete", perché ha un potere di richiamo pari ad una tavoletta di cioccolato) e vi ritroverete immobilizzate sul divano, a tendere l'orecchio ad ogni scricchiolio lontano…
4 novembre 2011
Death and the Maiden
Il titolo del giallo di Gladys Mitchell rimanda al famoso Lied di Franz Schubert La morte e la fanciulla, che il compositore cita anche nel quartetto omonimo (Der Tod und das Mädchen). Ma anche un'altra composizione di Schubert, forse per analogia, sembra aleggiare in queste pagine, ed è La trota (un altro caso di Lied che Schubert varia nel movimento lento di una composizione da camera, in questo caso il quintetto Die Forelle). Bizzarro, però, che di Schubert i personaggi del romanzo non parlino mai, mentre vengono citati diversi pezzi per organo del repertorio inglese tra otto e novecento.
Si parla, invece, di psicanalisi, dato che l'investigatrice, Mrs Bradley, chiamata affettuosamente dalle sue assistenti Mrs Croc, è una psicanalista. Uno dei passi più belli del libro è quando Mrs Bradley riferisce del pensiero di Freud, e dice "Freud pensa…" – "Pensava", la corregge un'altro personaggio. "No, pensa", insiste Mrs Bradley: "Non esiste un tempo passato nella coniugazione del genio, specialmente quando ci ha lasciato quel che di lui può essere reso dalla pagina stampata; e non c'è passato nei cieli, che Freud ha sicuramente ereditato".
Ovviamente, Mrs Bradley lavora a maglia. E un altro personaggio ricama con passione.
Si parla, invece, di psicanalisi, dato che l'investigatrice, Mrs Bradley, chiamata affettuosamente dalle sue assistenti Mrs Croc, è una psicanalista. Uno dei passi più belli del libro è quando Mrs Bradley riferisce del pensiero di Freud, e dice "Freud pensa…" – "Pensava", la corregge un'altro personaggio. "No, pensa", insiste Mrs Bradley: "Non esiste un tempo passato nella coniugazione del genio, specialmente quando ci ha lasciato quel che di lui può essere reso dalla pagina stampata; e non c'è passato nei cieli, che Freud ha sicuramente ereditato".
Ovviamente, Mrs Bradley lavora a maglia. E un altro personaggio ricama con passione.
28 ottobre 2011
La vittima è in incognito
Il fascino di La vittima è in incognito risiede, più che nell'intrigo giallo, nel ritratto della New York anni '40 che offre (ho letto il libro cercando sulla cartina della città le abitazioni dei personaggi) e in particolare del mondo della pubblicità, mondo del quale l'autrice faceva parte. Un mondo in cui le pubblicità erano disegnate su cartelloni da artisti che si erano arresi alle sirene del capitalismo, e gli slogan vi venivano aggiunti in bella grafia da giovani donne indipendenti ma non troppo, dato che si trovano comunque a subire le decisioni di fratelli traviati, mariti immersi nel lavoro, artisti (uomini) dal carattere imprevedibile.
In questo momento, in cui la serie Mad Men (ambientata negli anni sessanta) gode di grande successo, il giallo di Mary McMullen si propone come una lettura complementare.
In questo momento, in cui la serie Mad Men (ambientata negli anni sessanta) gode di grande successo, il giallo di Mary McMullen si propone come una lettura complementare.
23 ottobre 2011
Il libro di Miss Buncle
«L'argomento era insolito e intrigante. Mr Abbott non aveva mai letto prima d'ora un romanzo che parlasse di una donna che aveva scritto un romanzo su una donna che aveva scritto un romanzo – era come una cifra decimale periodica, pensò, o forse più come una prospettiva di specchi tipo quelli usati dai sarti, in cui la donna e il suo romanzo si riflettevano l'uno nell'altro all'infinito. Venivano le vertigini a seguire troppo questo pensiero, ma non c'era bisogno di farlo, a meno di volerlo, naturalmente».
Mr Abbott ha ragione, nello specchio del sarto la donna e il romanzo si riflettono ancora una volta. Perché anche Miss Buncle, come la protagonista del libro da lei scritto, è il personaggio di un romanzo scritto da una donna… come da una donna sono scritti quasi tutti i libri pubblicati dalla casa editrice Astoria, che negli ultimi mesi ho scelto sempre più spesso.
Noto che, bizzarramente, sono passata dal maggiore Pettigrew a Miss S. a Miss Buncle, se non l'avessi già letto ora toccherebbe a Gli anni fulgenti di Miss Brodie di Muriel Spark.
Miss Buncle vive anche lei, come il maggiore Pettigrew, in un piccolo villaggio inglese. Ed è proprio quel mondo, il mondo delle patronesse patroneggianti e delle anziane signore e signorine che si alzano presto per curare il giardino o tardi per accalappiare un uomo, che Miss Buncle ritrae nel suo romanzo, che si intitola Disturbatore della quiete pubblica. Il problema, però, è che il romanzo è più un ritratto che un'opera di finzione, e i suoi personaggi ci si riconoscono, e scatenano una caccia al misterioso John Smith dietro il quale si cela l'autore.
Un libro divertente con un forte sapore degli anni Trenta, così diversi e così simili alla nostra epoca: un momento di crisi in cui è proprio il bisogno economico a spingere Barbara Buncle a scrivere un romanzo, prima che la scrittura diventi una passione irrefrenabile.
Unica pecca dell'edizione italiana, che pure ha il merito di far conoscere un libro delizioso: la scelta di tradurre in italiano alcuni (non tutti) i nomi dei personaggi. Francamente l'effetto è fastidioso e guasta un poco il piacere della lettura.
Mr Abbott ha ragione, nello specchio del sarto la donna e il romanzo si riflettono ancora una volta. Perché anche Miss Buncle, come la protagonista del libro da lei scritto, è il personaggio di un romanzo scritto da una donna… come da una donna sono scritti quasi tutti i libri pubblicati dalla casa editrice Astoria, che negli ultimi mesi ho scelto sempre più spesso.
Noto che, bizzarramente, sono passata dal maggiore Pettigrew a Miss S. a Miss Buncle, se non l'avessi già letto ora toccherebbe a Gli anni fulgenti di Miss Brodie di Muriel Spark.
Miss Buncle vive anche lei, come il maggiore Pettigrew, in un piccolo villaggio inglese. Ed è proprio quel mondo, il mondo delle patronesse patroneggianti e delle anziane signore e signorine che si alzano presto per curare il giardino o tardi per accalappiare un uomo, che Miss Buncle ritrae nel suo romanzo, che si intitola Disturbatore della quiete pubblica. Il problema, però, è che il romanzo è più un ritratto che un'opera di finzione, e i suoi personaggi ci si riconoscono, e scatenano una caccia al misterioso John Smith dietro il quale si cela l'autore.
Un libro divertente con un forte sapore degli anni Trenta, così diversi e così simili alla nostra epoca: un momento di crisi in cui è proprio il bisogno economico a spingere Barbara Buncle a scrivere un romanzo, prima che la scrittura diventi una passione irrefrenabile.
Unica pecca dell'edizione italiana, che pure ha il merito di far conoscere un libro delizioso: la scelta di tradurre in italiano alcuni (non tutti) i nomi dei personaggi. Francamente l'effetto è fastidioso e guasta un poco il piacere della lettura.
19 ottobre 2011
Miss S
Fastidiosi dettagli fisici di un libro che possono rovinarmene la lettura: una copertina rigida, che lo rende pesante da leggere a letto; se c'è anche una sovracoperta ballerina, il disagio è doppio; l'uso per il titolo e il nome dell'autore di soli caratteri minuscoli, soprattutto quando il nome dell'editore è invece tutto in maiuscole; l'uso di un carattere troppo grande (ma su questo punto sto già iniziando a ricredermi, e tra qualche anno avrò decisamente cambiato idea). Purtroppo Miss S di Cathleen Schine nell'edizione italiana si ritrova carica di tutti questi difetti… peccato, perché è una lettura veloce (fino a che il polso del lettore reclino non cede sotto il peso del libro, che pure è di sole 164 pagine) e gradevole. Miss S è, in origine, un feuilleton pubblicato a puntate che ripropone ai lettori di La lettera d'amore il personaggio acido di Miss Skattergoods. Io non ho letto La lettera d'amore, ho solo visto il film, e nemmeno dall'inizio. Però Skat è simpatica, e qui è nel ruolo della tipica vecchietta da giallo, quella che sembra un po' svanita ma alla fine risolve il caso.
Perché c'è un caso, un omicidio, in questo libro in cui tutti hanno un segreto. La vittima è un critico pungente e viscido che annega mentre si reca ad una residenza per artisti ospitata sull'isola di proprietà di un ricco benefattore.
La cosa più divertente è la descrizione dei vari artisti e dei loro "progetti". Una lettura che, una volta in edizione tascabile, sarà sicuramente più godibile.
P. S. E anche qui si lavora tanto a maglia… anche in miniatura.
P. S. E anche qui si lavora tanto a maglia… anche in miniatura.
Major Pettigrew's Last Stand
Uno dei posti migliori nei quali acquistare un libro, secondo me, è la libreria di una stazione o aeroporto (non sono a conoscenza, purtroppo, della presenza di librerie nei porti). Scegliere un libro in queste condizioni equivale a cercare un compagno di viaggio; anche se, come spesso mi accade, non si è in partenza se non per un banale tragitto metropolitano di una mezz'ora. Anche i percorsi brevi e ripetitivi, richiedono un compagno di viaggio sia fidato e divertente. Proprio in una delle mie librerie preferite, la libreria Librando dell'aeroporto di Catania, ho trovato Major Pettigrew's Last Stand di Helen Simonson, ed è stato amore a prima vista. Mi è piaciuta la copertina, il tema, il fatto che fosse consigliato da Alexander McCall Smith, il luogo soprattutto, quel villaggio inglese che è il rifugio preferito delle mie letture. E leggendo ho visto che in questo libro vi era, accanto al sapore tipicamente inglese, un pizzico di curry: optime!
Aver letto in inglese questo libro significa averne goduto tanti aspetti, a cominciare dal titolo: molto più di bello che non quello dell'editore italiano (non è affatto tranquilla la passione che anima il maggiore Pettigrew – nessuna passione può esserlo).
L'ultima resistenza del maggiore Pettigrew… un titolo che evoca Kipling o Conan Doyle, l'Inghilterra degli ultimi anni dell'impero. Ma la resistenza del maggiore è contro le brutture, quelle di ieri e quelle di oggi, appellandosi ai principi di dignità, onore e libertà che tanto spesso in ogni tempo sono stati e saranno trascurati.
Una storia bella, un luogo bello, diverse allusioni alla lana, tanti personaggi divertenti o toccanti. In particolare Grace, che fruga negli archivi del paese e programma una scappatina al negozio di lane The Ginger Nook (nome splendido).
E mi sono piaciute molto le pagine, di questo libro: i disegnini che affollano la copertina si ritrovano ad ogni inizio capitolo sopra il titolo, che sembra danzare, mentre delle foglioline grigio chiaro, come nei libri antichi, spuntano qui e là tra i paragrafi, e il titolo del libro, in cima ad ogni pagina dispari, è in simpatici caratteri sghembi.
Un bel libro, nel senso vero e antiquato del termine.
Aver letto in inglese questo libro significa averne goduto tanti aspetti, a cominciare dal titolo: molto più di bello che non quello dell'editore italiano (non è affatto tranquilla la passione che anima il maggiore Pettigrew – nessuna passione può esserlo).
L'ultima resistenza del maggiore Pettigrew… un titolo che evoca Kipling o Conan Doyle, l'Inghilterra degli ultimi anni dell'impero. Ma la resistenza del maggiore è contro le brutture, quelle di ieri e quelle di oggi, appellandosi ai principi di dignità, onore e libertà che tanto spesso in ogni tempo sono stati e saranno trascurati.
Una storia bella, un luogo bello, diverse allusioni alla lana, tanti personaggi divertenti o toccanti. In particolare Grace, che fruga negli archivi del paese e programma una scappatina al negozio di lane The Ginger Nook (nome splendido).
E mi sono piaciute molto le pagine, di questo libro: i disegnini che affollano la copertina si ritrovano ad ogni inizio capitolo sopra il titolo, che sembra danzare, mentre delle foglioline grigio chiaro, come nei libri antichi, spuntano qui e là tra i paragrafi, e il titolo del libro, in cima ad ogni pagina dispari, è in simpatici caratteri sghembi.
Un bel libro, nel senso vero e antiquato del termine.
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