Miss Marple, appena sveglia nella sua confortevole camera del Bertram's Hotel, guarda fuori dalla finestra, torna a letto a leggere dal libro delle devozioni la pagina del giorno, e poi… «Then she picked up her knitting and began to knit, slowly at first, since her fingers were stiff and rheumatic when she first awoke, but very soon her pace grew faster, and her fingers lost their painful stiffness». Nel corso del romanzo Miss Marple lavora tantissimo a maglia, ma Agatha Christie non fornisce alcun particolare del lavoro: non sappiamo il colore della lana, se si tratta di calze o una copertina o un maglione, nulla. Sentiamo solo il ticchettio dei ferri che stimola le sue riflessioni.
In quest'insolita atmosfera urbana (ma meno insolita di quella caraibica in cui agisce in un altro romanzo) Miss Marple si muove in un ambiente intriso di passato. Questo è forse il romanzo di Agatha Christie nel quale l'intrigo, le piccole cellule grigie, ha minore importanza; e nel quale invece è il quadro, fin dal titolo, che si impone. E per un certo verso è quello nel quale, insieme al quadro, anche Miss Marple (e il suo contraltare maschile, l'ispettore Davy, come lei anziano e rassicurante, tanto da essere chiamato "Father" dai colleghi, e come lei dotato di acuta intelligenza) viene più alla luce. Il romanzo non è l'intrigo, ma il ritratto di una generazione che sta morendo, di un'Inghilterra di vedove, lady, canonici, colonnelli, vicari, governanti, maggiordomi e arcidiaconi che solo nei libri esiste ancora: Miss Marple, l'ispettore Davy, ma anche Selina Hazy, il colonnello Luscombe, il canonico Pennyfather (adoro il canonico Pennyfather, sia detto per inciso). Senza nostalgia: Agatha Christie denuncia la macerante ed ipocrita tendenza al rimpianto dei bei tempi andati, al tentativo di riportare in vita quel che è morto, che non può più esserci: «le Five o'clock is as dead as the dodo!» E lo fa, appunto, mostrandoci non Miss Marple, ma sua nonna (la nonna di Miss Marple! Insomma, pensiamoci un poco!) che in visita a Parigi (e dobbiamo essere in pieno ottocento) con la figlia e la nipotina (Miss Marple ragazzina… vengono di nuovo le vertigini) nota di essere l'unica donna con la cuffia: torna a casa e spedisce tutte le sue cuffie non ad una vendita di beneficenza, ma ad un teatro, lucidamente conscia che solo per l'arte, la letteratura, i musei il passato può essere utile ed avere ancora un ruolo al giorno d'oggi, non nella vita quotidiana.
E poi, tra i personaggi, c'è Henry, il cameriere perfetto, che sembra materializzarsi accanto ai clienti del Bertram's per assolvere ogni loro desiderio: un po' come il suo omonimo newyorkese si occupa dei membri del Club dei vedovi neri di Isaac Asimov.
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9 febbraio 2012
4 novembre 2011
Death and the Maiden
Il titolo del giallo di Gladys Mitchell rimanda al famoso Lied di Franz Schubert La morte e la fanciulla, che il compositore cita anche nel quartetto omonimo (Der Tod und das Mädchen). Ma anche un'altra composizione di Schubert, forse per analogia, sembra aleggiare in queste pagine, ed è La trota (un altro caso di Lied che Schubert varia nel movimento lento di una composizione da camera, in questo caso il quintetto Die Forelle). Bizzarro, però, che di Schubert i personaggi del romanzo non parlino mai, mentre vengono citati diversi pezzi per organo del repertorio inglese tra otto e novecento.
Si parla, invece, di psicanalisi, dato che l'investigatrice, Mrs Bradley, chiamata affettuosamente dalle sue assistenti Mrs Croc, è una psicanalista. Uno dei passi più belli del libro è quando Mrs Bradley riferisce del pensiero di Freud, e dice "Freud pensa…" – "Pensava", la corregge un'altro personaggio. "No, pensa", insiste Mrs Bradley: "Non esiste un tempo passato nella coniugazione del genio, specialmente quando ci ha lasciato quel che di lui può essere reso dalla pagina stampata; e non c'è passato nei cieli, che Freud ha sicuramente ereditato".
Ovviamente, Mrs Bradley lavora a maglia. E un altro personaggio ricama con passione.
Si parla, invece, di psicanalisi, dato che l'investigatrice, Mrs Bradley, chiamata affettuosamente dalle sue assistenti Mrs Croc, è una psicanalista. Uno dei passi più belli del libro è quando Mrs Bradley riferisce del pensiero di Freud, e dice "Freud pensa…" – "Pensava", la corregge un'altro personaggio. "No, pensa", insiste Mrs Bradley: "Non esiste un tempo passato nella coniugazione del genio, specialmente quando ci ha lasciato quel che di lui può essere reso dalla pagina stampata; e non c'è passato nei cieli, che Freud ha sicuramente ereditato".
Ovviamente, Mrs Bradley lavora a maglia. E un altro personaggio ricama con passione.
19 ottobre 2011
Miss S
Fastidiosi dettagli fisici di un libro che possono rovinarmene la lettura: una copertina rigida, che lo rende pesante da leggere a letto; se c'è anche una sovracoperta ballerina, il disagio è doppio; l'uso per il titolo e il nome dell'autore di soli caratteri minuscoli, soprattutto quando il nome dell'editore è invece tutto in maiuscole; l'uso di un carattere troppo grande (ma su questo punto sto già iniziando a ricredermi, e tra qualche anno avrò decisamente cambiato idea). Purtroppo Miss S di Cathleen Schine nell'edizione italiana si ritrova carica di tutti questi difetti… peccato, perché è una lettura veloce (fino a che il polso del lettore reclino non cede sotto il peso del libro, che pure è di sole 164 pagine) e gradevole. Miss S è, in origine, un feuilleton pubblicato a puntate che ripropone ai lettori di La lettera d'amore il personaggio acido di Miss Skattergoods. Io non ho letto La lettera d'amore, ho solo visto il film, e nemmeno dall'inizio. Però Skat è simpatica, e qui è nel ruolo della tipica vecchietta da giallo, quella che sembra un po' svanita ma alla fine risolve il caso.
Perché c'è un caso, un omicidio, in questo libro in cui tutti hanno un segreto. La vittima è un critico pungente e viscido che annega mentre si reca ad una residenza per artisti ospitata sull'isola di proprietà di un ricco benefattore.
La cosa più divertente è la descrizione dei vari artisti e dei loro "progetti". Una lettura che, una volta in edizione tascabile, sarà sicuramente più godibile.
P. S. E anche qui si lavora tanto a maglia… anche in miniatura.
P. S. E anche qui si lavora tanto a maglia… anche in miniatura.
Major Pettigrew's Last Stand
Uno dei posti migliori nei quali acquistare un libro, secondo me, è la libreria di una stazione o aeroporto (non sono a conoscenza, purtroppo, della presenza di librerie nei porti). Scegliere un libro in queste condizioni equivale a cercare un compagno di viaggio; anche se, come spesso mi accade, non si è in partenza se non per un banale tragitto metropolitano di una mezz'ora. Anche i percorsi brevi e ripetitivi, richiedono un compagno di viaggio sia fidato e divertente. Proprio in una delle mie librerie preferite, la libreria Librando dell'aeroporto di Catania, ho trovato Major Pettigrew's Last Stand di Helen Simonson, ed è stato amore a prima vista. Mi è piaciuta la copertina, il tema, il fatto che fosse consigliato da Alexander McCall Smith, il luogo soprattutto, quel villaggio inglese che è il rifugio preferito delle mie letture. E leggendo ho visto che in questo libro vi era, accanto al sapore tipicamente inglese, un pizzico di curry: optime!
Aver letto in inglese questo libro significa averne goduto tanti aspetti, a cominciare dal titolo: molto più di bello che non quello dell'editore italiano (non è affatto tranquilla la passione che anima il maggiore Pettigrew – nessuna passione può esserlo).
L'ultima resistenza del maggiore Pettigrew… un titolo che evoca Kipling o Conan Doyle, l'Inghilterra degli ultimi anni dell'impero. Ma la resistenza del maggiore è contro le brutture, quelle di ieri e quelle di oggi, appellandosi ai principi di dignità, onore e libertà che tanto spesso in ogni tempo sono stati e saranno trascurati.
Una storia bella, un luogo bello, diverse allusioni alla lana, tanti personaggi divertenti o toccanti. In particolare Grace, che fruga negli archivi del paese e programma una scappatina al negozio di lane The Ginger Nook (nome splendido).
E mi sono piaciute molto le pagine, di questo libro: i disegnini che affollano la copertina si ritrovano ad ogni inizio capitolo sopra il titolo, che sembra danzare, mentre delle foglioline grigio chiaro, come nei libri antichi, spuntano qui e là tra i paragrafi, e il titolo del libro, in cima ad ogni pagina dispari, è in simpatici caratteri sghembi.
Un bel libro, nel senso vero e antiquato del termine.
Aver letto in inglese questo libro significa averne goduto tanti aspetti, a cominciare dal titolo: molto più di bello che non quello dell'editore italiano (non è affatto tranquilla la passione che anima il maggiore Pettigrew – nessuna passione può esserlo).
L'ultima resistenza del maggiore Pettigrew… un titolo che evoca Kipling o Conan Doyle, l'Inghilterra degli ultimi anni dell'impero. Ma la resistenza del maggiore è contro le brutture, quelle di ieri e quelle di oggi, appellandosi ai principi di dignità, onore e libertà che tanto spesso in ogni tempo sono stati e saranno trascurati.
Una storia bella, un luogo bello, diverse allusioni alla lana, tanti personaggi divertenti o toccanti. In particolare Grace, che fruga negli archivi del paese e programma una scappatina al negozio di lane The Ginger Nook (nome splendido).
E mi sono piaciute molto le pagine, di questo libro: i disegnini che affollano la copertina si ritrovano ad ogni inizio capitolo sopra il titolo, che sembra danzare, mentre delle foglioline grigio chiaro, come nei libri antichi, spuntano qui e là tra i paragrafi, e il titolo del libro, in cima ad ogni pagina dispari, è in simpatici caratteri sghembi.
Un bel libro, nel senso vero e antiquato del termine.
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