8 novembre 2011

Due storie sporche

La traduzione italiana delle due novelle di Alan Bennett riesce efficacemente a condensare titolo e sottotitolo dell'originale in una sola frase. Smut, cioè "sporcizia", sarebbe infatti il titolo, mentre two unseemly stories ("due storie sconvenienti") è il sottotitolo. La sporcizia fa riferimento sia allo "sporco" in senso morale, che alla materiale sporcizia (non a caso il primo racconto si apre con problemi intestinali e di prostata… non dico altro). Ma la sporcizia legata agli aspetti pornografici e voyeuristici è, per la protagonista di Mrs Donaldson ringiovanisce, una vera e propria liberazione da una vita squallida e, soprattutto, vuota, soprattutto una vita subita in cui la fantasia le permette di inserire le proprie esigenze, di raccontare la propria storia fingendo di raccontare storie altrui. Che è, in fondo, l'esigenza di ogni attore, di ogni autore, di ogni artista.
Mrs Forbes in Mrs Forbes non deve sapere è al centro dell'intreccio in modo diverso. Lo è non tanto in termini di attenzione, quanto perché, come spesso nella vita e quindi in letteratura, "la colpa è tutta della mamma" (mia madre sa di cosa parlo). Ma, in fondo in fondo, di tutti gli uomini della storia, è proprio suo figlio Graham quello che se la cava meglio… o no?
Bennett sa mischiare il quotidiano e l'inatteso, portando alle estreme conseguenze i mille paradossi della società che accettiamo ciecamente, senza nemmeno rendercene conto. Ecco, Bennett, fin dai tempi di Nudi e crudi, ci apre gli occhi in modo irriverente ma garbato. Inglese, insomma.

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