Carlene Thompson è una droga potente: i suoi libri hanno più suspense dei gialli di Mignon G. Eberhart, che ne è in modo evidente la maestra.
Come nei gialli di Mignon G. Eberhart, l'eroina è sola, in quell'ambiente tra urbano e rurale tipicamente americano (in questo forse la Eberhart cerca una maggiore varietà, mentre la Thompson rimane strettamente legata al mondo che conosce e in cui vive). La costruzione della tensione, l'attenzione ad un mondo tipicamente femminile, in cui la preparazione del Natale è un elemento catalizzatore del dramma (con il contrasto tra lo squallore dell'omicidio e l'atmosfera delle feste, legata di solito al ricordo dell'infanzia o comunque di un passato felice): tutti questi elementi passano dall'una all'altra. Se si può fare un appunto, entrambe sono caratterizzate anche da una certa intercambiabilità delle trame (costruite sempre con gli stessi elementi, ma montati ogni volta in modo differente, e conditi in salse diverse). Ancora più bizzarro è il fatto che quest'ultimo libro della Thompson si mostra anacronistico nel descrivere gli abiti dei protagonisti, tutti al di sotto dei trent'anni e dotati di cellulare, ma inappuntabilmente vestiti, già a diciott'anni, con cravatte, golfini azzurri in pendant con la gonna blu e filo di perle. Un anacronismo che è presente negli ultimi romanzi della Eberhart, quando si sforza di "modernizzarsi" senza riuscirci più di tanto, ma che stupisce in un'autrice giovane come la Thompson.
Ciò detto, la Thompson accentua l'elemento della suspense in modo netto, e la scena iniziale del romanzo, con il primo incontro tra la protagonista e una misteriosa figura incappucciata, è veramente terrificante. Avvertimento importante: non leggete la Thompson se siete sole in casa. Non la comprate nemmeno, perché se l'avete in casa la leggerete (stavo per scrivere "la mangerete", perché ha un potere di richiamo pari ad una tavoletta di cioccolato) e vi ritroverete immobilizzate sul divano, a tendere l'orecchio ad ogni scricchiolio lontano…
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