12 dicembre 2011

Tragedia a Oxford

Soffro pochissimo di dejà vu, ma mi capita a volte di avere un'impressione di dejà lu. È quel che mi è capitato con i primi tre capitoli di Tragedia a Oxford di John Cecil Masterman, che pure l'editore presenta come inedito in italiano, e tale in effetti risulta da una ricerca sull'Opac del Servizio Bibliotecario Nazionale. L'avrò letto in sogno? Possibile. In inglese? Non mi pare. Ci sarà un altro giallo che inizia in modo preoccupantemente simile? Possibile anche questo, ma… quale tra i tanti che ogni anno leggo?
La sensazione è comunque svanita presto, nella lettura veloce di un giallo "classico" inglese, di quella serie che al villaggio sostituisce un particolare tipo di habitat, quello universitario (in questo caso Oxford): un mondo dove ai cottage si sostituisce una gigantesca turris eburnea, descritta dal narratore, il professor Winn, tipico esempio dell'isolamento dello studioso, del suo attaccarsi da un lato ai privilegi di quest'isolamento, dall'altro ad ogni segno di umanità che vi si appare e si mostra (la pagina che descrive la sua attesa di una mano che bussa alla sua porta, e di come dal bussare cerchi di capire il carattere di chi giunge, ne è un esempio lampante). Bellissima quindi la scelta di una finestra gotica ad illustrare la copertina, per rendere insieme la bellezza e la freddezza di questo mondo intellettuale.
E non è un caso se l'investigatore è un esterno, un professore viennese che viene a portare calore e umanità in questo mondo di solitudini.

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