23 ottobre 2011

Il libro di Miss Buncle

«L'argomento era insolito e intrigante. Mr Abbott non aveva mai letto prima d'ora un romanzo che parlasse di una donna che aveva scritto un romanzo su una donna che aveva scritto un romanzo – era come una cifra decimale periodica, pensò, o forse più come una prospettiva di specchi tipo quelli usati dai sarti, in cui la donna e il suo romanzo si riflettevano l'uno nell'altro all'infinito. Venivano le vertigini a seguire troppo questo pensiero, ma non c'era bisogno di farlo, a meno di volerlo, naturalmente».
Mr Abbott ha ragione, nello specchio del sarto la donna e il romanzo si riflettono ancora una volta. Perché anche Miss Buncle, come la protagonista del libro da lei scritto, è il personaggio di un romanzo scritto da una donna… come da una donna sono scritti quasi tutti i libri pubblicati dalla casa editrice Astoria, che negli ultimi mesi ho scelto sempre più spesso.
Noto che, bizzarramente, sono passata dal maggiore Pettigrew a Miss S. a Miss Buncle, se non l'avessi già letto ora toccherebbe a Gli anni fulgenti di Miss Brodie di Muriel Spark.
Miss Buncle vive anche lei, come il maggiore Pettigrew, in un piccolo villaggio inglese. Ed è proprio quel mondo, il mondo delle patronesse patroneggianti e delle anziane signore e signorine che si alzano presto per curare il giardino o tardi per accalappiare un uomo, che Miss Buncle ritrae nel suo romanzo, che si intitola Disturbatore della quiete pubblica. Il problema, però, è che il romanzo è più un ritratto che un'opera di finzione, e i suoi personaggi ci si riconoscono, e scatenano una caccia al misterioso John Smith dietro il quale si cela l'autore.
Un libro divertente con un forte sapore degli anni Trenta, così diversi e così simili alla nostra epoca: un momento di crisi in cui è proprio il bisogno economico a spingere Barbara Buncle a scrivere un romanzo, prima che la scrittura diventi una passione irrefrenabile.
Unica pecca dell'edizione italiana, che pure ha il merito di far conoscere un libro delizioso: la scelta di tradurre in italiano alcuni (non tutti) i nomi dei personaggi. Francamente l'effetto è fastidioso e guasta un poco il piacere della lettura.

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