23 dicembre 2011

Gli anni perduti

Leggere Brancati ora, quando Catania è entrata a far parte della mia vita, si è rivelata un'esperienza diversa da quella che era stata sei o sette anni fa, quando l'avevo letto per l'ultima volta. Mentre leggo sento una voce cara che procede in parallelo alla scrittura di Brancati, raccontandomi aneddoti, frasi, modi di dire che rispecchiano, anche a distanza di tanti anni, il romanzo nella vita di oggi e nel romanzo la vita di ieri. Gli anni perduti non l'avevo mai letto, e me l'ha fatto prendere in mano un amico che ne parlava, a proposito appunto di Catania. Poco conosciuto, ma affascinante, questo romanzo è stata una lettura profonda, intensa, sentita in ogni pagina, in ogni personaggio. Forse anche perché l'ho letta in questo momento di vacanza natalizia, che permette di immergersi in un volume senza doverne essere bruscamente strappata dalle contingenze quotidiane.
Brancati è forse per me l'autore perfetto: abbastanza lontano nel tempo e nello spazio, e nel suo essere un autore dal punto di vista interamente e completamente maschile (potremmo dire che è l'esatto opposto di Jane Austen: entrambi esempio di una società basata sulla rigida separazione dei sessi); e al tempo stesso, per tanti motivi, Brancati è vicinissimo alle persone che ho amato e amo con i legami più stretti, e quindi a me.

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