31 gennaio 2012

Cerco me stesso

Tra le grandi firme del giallo classico, quella di Patrick Quentin è una delle più interessanti. Le trame sono sempre intriganti, caratterizzate da quegli elementi di novità e di approfondimento psicologico che ne costituiscono il pregio maggiore.
In questo caso gli elementi psicologici di interesse sono due: da un lato l'amnesia di Peter Duluth, uno dei protagonisti ricorrenti, insieme alla moglie Iris (in questo libro quasi assente) dei libri di Patrick Quentin; dall'altro viene analizzata una situazione che potremmo definire di "post-patriarcato". È quest'ultimo elemento quello sul quale vorrei soffermarmi. Ci viene mostrata infatti una famiglia che, dopo la morte del vecchio, ricco, oppressivo, puritano pater familias, riprende a respirare, concedendosi spese, dolci, sigarette, alcol, prima proibiti. Ma se l'unico figlio maschio, schiacciato dalla figura paterna, si è rifugiato nell'alcolismo, le tre donne di casa, moglie, figlia e nuora, mostrano di aver sviluppato, ognuna a proprio modo, una resistenza e una ribellione al dominio maschile che si rivela poi in modi inaspettati. Se lo scontro tra uomini si rivela come una mera divisione in vincitori e vinti, quello tra uomo e donna è ben più complesso e articolato, poiché, come nelle dinamiche di ogni coppia, non sempre le cose sono come appaiono. Ma la morte che ha liberato le tre donne di Cerco me stesso da questa ingombrante figura paterna, è stata davvero naturale come loro sostengono?

2 commenti:

  1. Che sia l'unico lettore di questo blog?
    anche il Manzoni aveva miti pretese:
    "Pensino ora i miei venticinque lettori che impressione dovesse fare sull'animo del poveretto, quello che s'è raccontato."
    Quindi non ti scoraggiare.
    Salvo

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  2. Visto che questo blog era pensato per non avere lettori tranne me, averne uno, e fedele per giunta, è già molto più di quel che avrei mai sperato. Essere il 4% rispetto a Manzoni è già tanto…

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