22 novembre 2011
Cacciatori di teste
Per ora è un momento di stress, e quindi tanti gialli. Questo è di un autore che è tra i migliori dell'Inghilterra attuale, spesso allo stesso livello di Ruth Rendell o P. D. James. Cacciatori di teste non è particolarmente riuscito, anche perché privo di quei riferimenti letterari che impreziosiscono altri suoi lavori, ma è comunque un intrigo complesso, con al centro delle indagini un quartetto di personaggi interessanti e ben ritratti.
14 novembre 2011
Il Sospiro
Il Sospiro di Marjane Satrapi è una deliziosa favola, una versione un po' moderna, un po' orientale del filone al quale appartengono sia la storia di Amore e Psiche che quella della Bella e la Bestia.
Delizioso il linguaggio, e incantevoli i disegni della Satrapi. Non si possono non ammirare le due sorelle della protagonista, finemente caratterizzate uscendo dallo stereotipo delle sorellastre cattive: una brutta, l'altra malata, ma mai malevole. E l'eroina, anch'essa con un elemento "nuovo" e rivoluzionario rispetto alle principessine bionde o brune: con lucenti capelli rossi, così come rossa è la copertina del libro. E ci voleva, dopo ben due libri consecutivi dalla copertina gialla nei post precedenti (Due storie sporche e Il nostro segreto)!
Direi che questo potrebbe essere un ottimo regalo di Natale per grandi e piccini.
Delizioso il linguaggio, e incantevoli i disegni della Satrapi. Non si possono non ammirare le due sorelle della protagonista, finemente caratterizzate uscendo dallo stereotipo delle sorellastre cattive: una brutta, l'altra malata, ma mai malevole. E l'eroina, anch'essa con un elemento "nuovo" e rivoluzionario rispetto alle principessine bionde o brune: con lucenti capelli rossi, così come rossa è la copertina del libro. E ci voleva, dopo ben due libri consecutivi dalla copertina gialla nei post precedenti (Due storie sporche e Il nostro segreto)!
Direi che questo potrebbe essere un ottimo regalo di Natale per grandi e piccini.
8 novembre 2011
Due storie sporche
La traduzione italiana delle due novelle di Alan Bennett riesce efficacemente a condensare titolo e sottotitolo dell'originale in una sola frase. Smut, cioè "sporcizia", sarebbe infatti il titolo, mentre two unseemly stories ("due storie sconvenienti") è il sottotitolo. La sporcizia fa riferimento sia allo "sporco" in senso morale, che alla materiale sporcizia (non a caso il primo racconto si apre con problemi intestinali e di prostata… non dico altro). Ma la sporcizia legata agli aspetti pornografici e voyeuristici è, per la protagonista di Mrs Donaldson ringiovanisce, una vera e propria liberazione da una vita squallida e, soprattutto, vuota, soprattutto una vita subita in cui la fantasia le permette di inserire le proprie esigenze, di raccontare la propria storia fingendo di raccontare storie altrui. Che è, in fondo, l'esigenza di ogni attore, di ogni autore, di ogni artista.
Mrs Forbes in Mrs Forbes non deve sapere è al centro dell'intreccio in modo diverso. Lo è non tanto in termini di attenzione, quanto perché, come spesso nella vita e quindi in letteratura, "la colpa è tutta della mamma" (mia madre sa di cosa parlo). Ma, in fondo in fondo, di tutti gli uomini della storia, è proprio suo figlio Graham quello che se la cava meglio… o no?
Bennett sa mischiare il quotidiano e l'inatteso, portando alle estreme conseguenze i mille paradossi della società che accettiamo ciecamente, senza nemmeno rendercene conto. Ecco, Bennett, fin dai tempi di Nudi e crudi, ci apre gli occhi in modo irriverente ma garbato. Inglese, insomma.
Mrs Forbes in Mrs Forbes non deve sapere è al centro dell'intreccio in modo diverso. Lo è non tanto in termini di attenzione, quanto perché, come spesso nella vita e quindi in letteratura, "la colpa è tutta della mamma" (mia madre sa di cosa parlo). Ma, in fondo in fondo, di tutti gli uomini della storia, è proprio suo figlio Graham quello che se la cava meglio… o no?
Bennett sa mischiare il quotidiano e l'inatteso, portando alle estreme conseguenze i mille paradossi della società che accettiamo ciecamente, senza nemmeno rendercene conto. Ecco, Bennett, fin dai tempi di Nudi e crudi, ci apre gli occhi in modo irriverente ma garbato. Inglese, insomma.
7 novembre 2011
Il nostro segreto
Carlene Thompson è una droga potente: i suoi libri hanno più suspense dei gialli di Mignon G. Eberhart, che ne è in modo evidente la maestra.
Come nei gialli di Mignon G. Eberhart, l'eroina è sola, in quell'ambiente tra urbano e rurale tipicamente americano (in questo forse la Eberhart cerca una maggiore varietà, mentre la Thompson rimane strettamente legata al mondo che conosce e in cui vive). La costruzione della tensione, l'attenzione ad un mondo tipicamente femminile, in cui la preparazione del Natale è un elemento catalizzatore del dramma (con il contrasto tra lo squallore dell'omicidio e l'atmosfera delle feste, legata di solito al ricordo dell'infanzia o comunque di un passato felice): tutti questi elementi passano dall'una all'altra. Se si può fare un appunto, entrambe sono caratterizzate anche da una certa intercambiabilità delle trame (costruite sempre con gli stessi elementi, ma montati ogni volta in modo differente, e conditi in salse diverse). Ancora più bizzarro è il fatto che quest'ultimo libro della Thompson si mostra anacronistico nel descrivere gli abiti dei protagonisti, tutti al di sotto dei trent'anni e dotati di cellulare, ma inappuntabilmente vestiti, già a diciott'anni, con cravatte, golfini azzurri in pendant con la gonna blu e filo di perle. Un anacronismo che è presente negli ultimi romanzi della Eberhart, quando si sforza di "modernizzarsi" senza riuscirci più di tanto, ma che stupisce in un'autrice giovane come la Thompson.
Ciò detto, la Thompson accentua l'elemento della suspense in modo netto, e la scena iniziale del romanzo, con il primo incontro tra la protagonista e una misteriosa figura incappucciata, è veramente terrificante. Avvertimento importante: non leggete la Thompson se siete sole in casa. Non la comprate nemmeno, perché se l'avete in casa la leggerete (stavo per scrivere "la mangerete", perché ha un potere di richiamo pari ad una tavoletta di cioccolato) e vi ritroverete immobilizzate sul divano, a tendere l'orecchio ad ogni scricchiolio lontano…
Come nei gialli di Mignon G. Eberhart, l'eroina è sola, in quell'ambiente tra urbano e rurale tipicamente americano (in questo forse la Eberhart cerca una maggiore varietà, mentre la Thompson rimane strettamente legata al mondo che conosce e in cui vive). La costruzione della tensione, l'attenzione ad un mondo tipicamente femminile, in cui la preparazione del Natale è un elemento catalizzatore del dramma (con il contrasto tra lo squallore dell'omicidio e l'atmosfera delle feste, legata di solito al ricordo dell'infanzia o comunque di un passato felice): tutti questi elementi passano dall'una all'altra. Se si può fare un appunto, entrambe sono caratterizzate anche da una certa intercambiabilità delle trame (costruite sempre con gli stessi elementi, ma montati ogni volta in modo differente, e conditi in salse diverse). Ancora più bizzarro è il fatto che quest'ultimo libro della Thompson si mostra anacronistico nel descrivere gli abiti dei protagonisti, tutti al di sotto dei trent'anni e dotati di cellulare, ma inappuntabilmente vestiti, già a diciott'anni, con cravatte, golfini azzurri in pendant con la gonna blu e filo di perle. Un anacronismo che è presente negli ultimi romanzi della Eberhart, quando si sforza di "modernizzarsi" senza riuscirci più di tanto, ma che stupisce in un'autrice giovane come la Thompson.
Ciò detto, la Thompson accentua l'elemento della suspense in modo netto, e la scena iniziale del romanzo, con il primo incontro tra la protagonista e una misteriosa figura incappucciata, è veramente terrificante. Avvertimento importante: non leggete la Thompson se siete sole in casa. Non la comprate nemmeno, perché se l'avete in casa la leggerete (stavo per scrivere "la mangerete", perché ha un potere di richiamo pari ad una tavoletta di cioccolato) e vi ritroverete immobilizzate sul divano, a tendere l'orecchio ad ogni scricchiolio lontano…
4 novembre 2011
Death and the Maiden
Il titolo del giallo di Gladys Mitchell rimanda al famoso Lied di Franz Schubert La morte e la fanciulla, che il compositore cita anche nel quartetto omonimo (Der Tod und das Mädchen). Ma anche un'altra composizione di Schubert, forse per analogia, sembra aleggiare in queste pagine, ed è La trota (un altro caso di Lied che Schubert varia nel movimento lento di una composizione da camera, in questo caso il quintetto Die Forelle). Bizzarro, però, che di Schubert i personaggi del romanzo non parlino mai, mentre vengono citati diversi pezzi per organo del repertorio inglese tra otto e novecento.
Si parla, invece, di psicanalisi, dato che l'investigatrice, Mrs Bradley, chiamata affettuosamente dalle sue assistenti Mrs Croc, è una psicanalista. Uno dei passi più belli del libro è quando Mrs Bradley riferisce del pensiero di Freud, e dice "Freud pensa…" – "Pensava", la corregge un'altro personaggio. "No, pensa", insiste Mrs Bradley: "Non esiste un tempo passato nella coniugazione del genio, specialmente quando ci ha lasciato quel che di lui può essere reso dalla pagina stampata; e non c'è passato nei cieli, che Freud ha sicuramente ereditato".
Ovviamente, Mrs Bradley lavora a maglia. E un altro personaggio ricama con passione.
Si parla, invece, di psicanalisi, dato che l'investigatrice, Mrs Bradley, chiamata affettuosamente dalle sue assistenti Mrs Croc, è una psicanalista. Uno dei passi più belli del libro è quando Mrs Bradley riferisce del pensiero di Freud, e dice "Freud pensa…" – "Pensava", la corregge un'altro personaggio. "No, pensa", insiste Mrs Bradley: "Non esiste un tempo passato nella coniugazione del genio, specialmente quando ci ha lasciato quel che di lui può essere reso dalla pagina stampata; e non c'è passato nei cieli, che Freud ha sicuramente ereditato".
Ovviamente, Mrs Bradley lavora a maglia. E un altro personaggio ricama con passione.
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