Alexander McCall Smith fa parte dei "miei" autori: quelli che caschi il mondo, appena esce un libro mi ci precipito e lo leggo. Di solito in inglese, perché così li posso leggere prima, e poi è una lingua abbastanza facile. Unica eccezione la serie di Mma Ramotswe, in primo luogo perché ne è appassionata anche mia madre, che non legge bene l'inglese, in secondo perché è quella di maggior successo, e la pubblicano abbastanza presto.
Mma Ramotswe e la sua assistente Grace Makutsi sono entrambe mosse da intelligenza, buon senso e bontà; eppure non solo nei rapporti con le altre donne, e in particolare con la "malvagia" Violet Sephotho, ma anche tra di loro, nonostante la cosciente solidarietà femminile, vi è sempre una diffidenza, una competizione, che, almeno in letteratura, non c'è tra uomini: Archie Goodwin non si sogna mai al posto di Nero Wolfe, per fare un altro esempio di una consolidata coppia di investigatori in cui il capo è di "corporatura tradizionale".
Infine un caso bizzarro: pochi giorni dopo aver finito Utili consigli per il buon investigatore, ho visto per la prima volta Il bagno turco di Ozpetek. E arrivata alla scena in cui la moglie di Francesco si rifugia in una casa abbandonata, ho avuto la sensazione di aver già visto, in un altro film, qualcosa di molto simile. Solo ora, aprendo a caso il libro per controllare la grafia dei nomi, ho scoperto che non in un film, ma in questo libro, si trovava la scena: testimonianza di quanto sia visivamente evocativa la scrittura di McCall Smith.
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